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Musica Nomade

Il sito Musicheria.net (bottega dell'educazione musicale) è sempre attento e sensibile alle sollecitazioni che, in diversificate forme, il potere politico esercita nei confronti della musica e della sua sfera educativa, con uno sguardo a 360°. Per questo numero di Cantiere riteniamo degno di interesse un suo intervento a proposito della "musica rom" in riflesso ai recenti provvedimenti di espulsione e di sgombero dei campi nomadi promossi dall'asse governativo franco-italiano. Ci riferiamo  in particolare alla pubblicazione di un vecchio ma ancor valido articolo di Maurizio Disoteo, ricercatore, musicologo, pedagogo e docente di Educazione Musicale Interculturale,  dal titolo "Per una educazione musicale migrante" (in Progetto-Uomo Musica n° 6, luglio 1994) del quale vi invitiamo alla lettura tramite il link sottostante. Sarebbe lungo svillupare in questa rubrica la storia e i contenuti linguistico-culturali della musica rom tratteggiandone l'importanza che via via ha avuto per la musica sia popolare che colta in ambito europeo e non solo. Ci limitiamo ad accennare al fatto che , probabilmente, per sfuggire ad invasioni e a nemici i rom assumono la loro natura nomade nel Rajasthan dell' XI secolo. Da qui si spostano verso occidente fino in Spagna con diramazioni in Egitto, Turchia, Armenia e Grecia, per poi valicare i Balcani e approdare in Europa. Da allora fino ad oggi in virtù di tale natura - vissuta fra libertà, adattamento e sopravvivenza -  il popolo rom si vedrà sottoposto a persecuzioni e stermini, con punte di discriminazione estrema quale quella operata durante il nazismo. Comunque è proprio il viaggio nei secoli e nei chilometri attraverso le più diverse etnie e culture a far sì che la musica dei rom assorbisse ritmi e sonorità delle terre incontrate e a sua volta influenzasse quelle lungo il cammino ancora da percorrere. Uno spirito musicale assai prossimo a quello della Musica Klezmer (leggi la bella introduzione di Moni Ovadia) generatasi nelle comunità ebraiche dell'Europa Orientale e sviluppatasi in un territorio che toccando l'impero ottomano viene a incrociarsi con quello attraversato dai rom. Spesso le due forme musicali si fondono laddove viene espressa la comune funzione di accompagnare eventi della vita quotidiana, dalle feste ai funerali ai matrimoni. Ed è in questa veste che la musica rom è stata maggiormente conosciuta da noi tramite i film di Emir Kusturica  come "Il tempo dei gitani" e  tramite le loro colonne sonore musicate dal compositore Goran Bregovic, a capo di una band appunto denominata "Wedding and Funeral Orchestra", Orchestra per Matrimoni e Funerali.
Quando vi capita per strada di imbattervi in un gruppo di musicisti rom che suonano motivi tradizionali, magari  in un ricco e tipico organico con chitarra, cymbalon, clarinetto, fisarmonica, contrabbasso, il nostro caldo invito è di prestarvi ascolto. Non è raro incontrare abili strumentisti che sanno deliziare le orecchie con suoni che sanno evocare mille mondi e mille atmosfere, pervasi da emozioni e sentimenti che tutto sanno trasmettere  tranne che sensazioni di pregiudizio e diffidenza.


Per una educazione musicale "migrante"

 
Questo video tratto da You Tube, è l'interessante promo di un documentario dal suggestivo titolo "Rom...anticamente zingari"




 
Vecchia famiglia di musicisti rom

Ultima modifica: 28 ottobre 2010 08:19

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